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  • Valeria Piombino

Un nuovo approccio alla demenza: il Gentlecare

Dalla malattia alla persona

Si può essere felici con la demenza?

Una domanda che deve aver tormentato le notti di decine di ricercatori e terapeuti alle prese con quest’annoso e sempre più attuale problema. Le modalità di cura tradizionali, troppo spesso, risultano inadeguate per i pazienti con demenza che, a causa della natura degenerativa del disturbo, si trovano a dover affrontare un progressivo ed inarrestabile calo delle proprie capacità e della propria autonomia. I farmaci attualmente disponibili, sebbene utili a rallentare la progressione dei sintomi connaturati alla malattia, sono insufficienti a far fronte completamente alle richieste assistenziali di questi pazienti.


Se, da un lato, molti sforzi – purtroppo, ancora senza successo – si sono concentrati sullo sconfiggere definitivamente la malattia, dall’altro, negli anni in cui spopolavano i Backstreet Boys e le Spice Girls, i boombox e il Solero Algida (parlo dei ’90, per gli sbarbatelli che non possono ricordarli), nasceva l’approccio Gentlecare. Per la prima volta, l’attenzione si spostava dalla malattia alla persona. Quest’approccio rivoluzionario alla cura e all’assistenza dell’individuo affetto da demenza, ideato e promosso dall’ispirata operatrice canadese Moyra Jones, punta a massimizzare in ogni modo possibile il benessere del malato, difendendone la “continuità esistenziale” e promuovendone una vita autonoma e dignitosa. L’introduzione di quest’approccio segna un epocale passaggio dal concetto di “to cure” (curare) a quello di “to care” (prendersi cura): non ci si aspetta più che il paziente torni sano come prima, ma che torni a sorridere. L’idea della Jones si sviluppa a partire dalla comprensione profonda della malattia e del tipo di disabilità che provoca, per poi cogliere e valorizzare le capacità residue del malato, la sua storia e i suoi desideri, progettando attorno a lui un sistema “protesico”, in grado di sopperire alle sue inevitabili mancanze e perseguire il suo benessere psicologico.


Se, quindi, il paziente non dovesse più ricordare qual è la propria sedia, ecco che la soluzione potrebbe essere rendergliela immediatamente riconoscibile, ad esempio colorandola del suo colore preferito. O, ancora, togliere tutti gli specchi dalla casa potrebbe rendere meno traumatico, per il paziente, realizzare di non avere più 20 anni.

L’obiettivo dell’approccio Gentlecare è duplice: in primis il benessere della persona e, contestualmente, il contenimento dello stress del caregiver, ovvero chi si prende regolarmente cura del paziente. Infatti, un paziente più sereno risulterà più collaborativo (ad esempio contenendo le manifestazioni di aggressività) e ciò renderà la sua gestione meno onerosa per coloro che gli stanno accanto. La quotidianità del paziente viene riempita in maniera significativa con attività incentrate sui suoi interessi ed esperienze pregresse.

Che non ci venga mai in mente, quindi, di relegare un’appassionata viaggiatrice a ricamare all’uncinetto!

Un contesto sereno e non stressogeno verrà percepito come accogliente e familiare, con il risultato di restituire al paziente stabilità, partecipazione e produttività, ma, soprattutto, il suo sorriso.




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