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  • Valeria Piombino

Rettiliani e adolescenti? Colpa del lobo frontale!

Frontal lobe tutorial for dummies


No, non sto parlando di bizzarre teorie complottistiche secondo cui sulla Terra ci sarebbero impostori alieni dalle sembianze di un’enorme salamandra che si travestono e si confondono tra noi umani. L’argomento del giorno è una “razza” ben diversa di rettiliano.

Alzi la mano chi di voi si è chiesto almeno una volta perché sia così difficile ragionare con un adolescente. L’instabilità emotiva di quest’età miete vittime tra genitori ed insegnanti, che tutti i giorni devono destreggiarsi da un lato con le proprie responsabilità educative e dall’altro con la cautela richiesta da una fase della vita tanto delicata come l’adolescenza. Spesso si tende ad addossare la colpa alla cosiddetta “tempesta ormonale”… ma è davvero solo di questo che si tratta?

Certo, gli sconvolgimenti a cui gli adolescenti sono sottoposti in questo periodo fanno la loro parte, ma oggi vorrei fornirvi un altro “colpevole” con cui prendervela nei momenti più bui. Permettetemi di presentarvi il lobo frontale! Ma, prima di perderci nelle funzioni di quest’area del cervello, facciamo un passo indietro e vediamo come si è sviluppato filogeneticamente – ovvero in termini di evoluzione della specie – il nostro encefalo.

Un’interessante teoria di Paul Donald MacLean, neuroscienziato statunitense, sostiene che il cervello si sia evoluto in milioni di anni in modo tripartito. La parte più antica del cervello sarebbe quella detta “rettiliana” o “omeostatica”, ovvero l’insieme delle strutture deputate alla sopravvivenza dell’individuo e alla soddisfazione di bisogni primari ed istinti. Seguirebbe l’evoluzione del cervello limbico, adibito all’emotività dell’individuo e alle relazioni con l’altro. MacLean definisce questi primi due strati “cervelli animali” e li differenzia dal più evoluto “cervello umano”, ovvero quello neocorticale. È quest’ultimo che rende unico il nostro modo di comunicare, pensare in modo astratto e logico, interagire fra gruppi ed elaborare nuove idee.

Un uomo del XXI secolo – per quanto un ragionevole dubbio possa insinuarsi nella mente di un cittadino di El Paso che assiste rassegnato alla costruzione del muro – dovrebbe distinguersi dai propri antenati per la capacità di gestire razionalmente i propri istinti, avere controllo emotivo e trovare soluzioni adeguate a problemi sia ordinari che complessi.

Ben un terzo della neocorteccia (quindi la parte più recente ed evoluta del cervello) è costituito dai lobi frontali. Così com’è accaduto nell’evoluzione della specie, anche a livello ontogenetico (ossia nello sviluppo dell’individuo), i lobi frontali sono gli ultimi a maturare pienamente, precisamente durante l’adolescenza.

Anatomicamente, i lobi frontali sono delimitati dalla scissura rolandica superiormente e da quella silviana inferiormente – in estrema approssimazione, l’area al di sopra degli occhi e che si estende, passando per le tempie, fino a circa metà della profondità del cranio. Questa è l’area designata ad adempiere alle funzioni esecutive, tra cui programmare, organizzare, risolvere problemi, controllare il proprio comportamento; inibitorie, cioè selezionare gli stimoli evitando quelli non congrui alla situazione; di ricompensa, ovvero rispondere positivamente e in modo gratificante a determinate circostanze; e motivazionali, quindi promuovere l’azione.

Quando i lobi frontali sono iposviluppati o messi fuori uso da una brutta lesione cerebrale, ci si trova a far fronte al malfunzionamento di tutte queste facoltà. Ecco perché è comprensibile che un adolescente reagisca in maniera sconsiderata alla fine di un amore, oppure che si approcci irresponsabilmente ad esperienze potenzialmente dannose – ad esempio, l’uso di droghe ed alcool, l’attrazione per la velocità ed il rischio.

Sebbene ben più grave, si potrebbe considerare del tutto analogo a quanto appena descritto ciò che accade alle funzioni di un paziente con estese lesioni frontali, che mostrerà la cosiddetta sindrome disesecutiva.

Di conseguenza, disturbi come ridotta capacità di giudizio, difficoltà nella risoluzione di problemi ed adozione di comportamenti poco adatti al contesto (o alla propria età) contraddistingueranno la condotta del paziente.

Ha fatto scuola, in tal senso – ed è tuttora, a quasi due secoli di distanza, tra i più studiati in letteratura neurologica – il famoso caso di Phineas Gage che, in seguito ad un incidente sul lavoro in cui un’asta metallica trapassò il suo cranio, subì un repentino cambio di personalità. A causa della grossa lesione frontale a cui miracolosamente sopravvisse, il responsabile e ammirato Phineas non fu più in grado di controllare i propri comportamenti, diventando disinibito ed irascibile, cosa che lo portò inesorabilmente al licenziamento.

Nessuna speranza, quindi, per pazienti frontali ed adolescenti iracondi? Non proprio. I pazienti con lesioni frontali, opportunamente trattati, hanno buone prospettive di recupero. La riabilitazione cognitiva offre oggi diverse tecniche e modalità per ri-addestrare le facoltà frontali al giusto funzionamento. Se invece siete dei genitori disperati, rallegratevi, nessun intervento riabilitativo sarà necessario! Solo tanta pazienza e un buon metodo educativo. Nel lobo frontale di vostro figlio c’è al momento un segnale con scritto a caratteri cubitali “Men at work”, ma i lavori finiranno presto. Occhio però, le sue strutture non cresceranno passivamente e saranno in grado di apprendere solo in funzione dell’ambiente in cui saranno inserite.

Un consiglio: evitate tinte arancioni e spray abbronzanti, molto meglio un buon libro e un paio di cuffie.




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